Come mai si dice che i Tarocchi siano uno specchio? - Giacomo Marighelli

Come mai si dice che i Tarocchi siano uno specchio?

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Come mai si dice che i Tarocchi siano uno specchio?

È molto semplice, ma prima è necessario spiegarti un paio di cose.

I Tarocchi, come dicevo l’altra volta, sono archetipi, quindi intrisi di simbologie e significati infiniti. Non si possono dare significati specifici ai Tarocchi.

Certo, hanno delle basi che seguono ma, soprattutto parlando dei 22 Arcani Maggiori, non possono essere racchiusi in un categorico o più categorici significati. Questo li ucciderebbe, li pietrificherebbe, facendogli perdere tutto il potenziale che rappresentano e nascondono.

Quindi gli Arcani Maggiori racchiudono tanti significati? Esatto, infiniti.

Noi possiamo studiarne le basi, capire il punto di partenza del significato di un Arcano Maggiore, ma esso, dentro di sé, porta così tanti simboli e significati che sarebbe impossibile trovarli tutti; poi, essendo archetipi, vanno a risvegliare in ognuno di noi diverse risposte, ovviamente anche in base alla domanda che si effettua.

Ma quindi, se io estraggo ad esempio la carta de Il Sole, potrebbe darmi più e differenti risposte? Esatto.

Ma il punto non è questo. Voglio dire, tu, da solo, guardando la carta de Il Sole, cosa ci vedi?

Ci può essere la persona che ci vede il proprio padre, essendo il sole un archetipo maschile molto potente (viene considerato l’archetipo del padre cosmico).

Ok, va bene. Ma andiamo nel dettaglio. Tu potresti vederci un padre caldo, presente, caloroso e pure giocoso, ma io potrei vederci un padre tiranno, che è troppo presente, invasivo, che col suo sguardo mi perseguita, mi brucia con la sola sua presenza essendo invadente.

Ma allora chi ha ragione? Entrambi.

Tu puoi vederci una cosa e io un’altra; poi arriva una terza persona e vede un’altra cosa ancora.

Accidenti, ma allora potrei leggermi i Tarocchi da solo senza sapere nulla di Tarocchi? Diciamo più o meno di sì, anche se il Tarologo ti aiuta a comporre la frase, a darti delle dritte su come interpretare le carte.

Il rischio è che una persona in preda alle sue paure e al suo Io (quindi nel suo Ego), interpreti le carte solo vedendo le personali sfaccettature, perdendo totalmente il contatto con la neutralità.

Considerate, ad esempio, la carta XV de Il Diavolo. C’è chi ci vede qualcosa di malvagio e spregevole e chi, invece, ci vede una liberazione, una possibilità di guarigione.

Accidenti, ma allora come si fa ad interpretarle? Adesso non entriamo in questo tema, non è questo il punto, ma il punto è che queste 22 carte, i cosiddetti Arcani Maggiori, sono considerati come fossero degli specchi. Sì, esatto, specchi. Sono degli specchi su cui puoi rifletterti.

Non a caso, quando la carta ce l’hai rivolta di fronte a te, la guardi proprio come se fosse uno specchio, quindi con il personaggio o i protagonisti della carta che sono rivolti frontalmente a te a mo’ di specchio.

In poche parole, se una carta guarda a sinistra, ad esempio la carta numero IIII de L’Imperatore, questa carta guarda a tutti gli effetti a sinistra, ovvero indietro nel tempo, nel passato.

Ed in questo specchio io mi ci posso riflettere vedendo tutte le cose che rappresentano me.

Per questo il tarologo deve avere fatto prima di tutto un lavoro su di sé, avere eliminato proiezioni, spettri del passato, pensieri ossessivi che potrebbero condizionare la lettura.

Quante volte capita che anche un tarologo proietti le proprie problematiche? E, di conseguenza, vede sempre la stessa problematica per tutti i consultanti?

Capita più di quanto si possa immaginare.

Ma non è questo il punto, quello che voglio dire è che ogni persona potrebbe “giocare” coi Tarocchi specchiandosi e vedendo aspetti di sé, ma con l’aiuto di un tarologo può fare ordine e chiarezza in ciò che viene riflesso.

Tarologo che, come già detto, è importantissimo abbia fatto lavori su di sé e che è necessario segua una sorta di etica del tarologo per rendersi il più possibile neutro durante il consulto.

Ma non ho capito, però, cosa c’entra la linea spazio-temporale del passato e, soprattutto, perché L’imperatore viene scritto così col IIII, ovvero con un numero romano sbagliato?

A questa domanda ti risponderò la prossima volta.

(continua…)

Fotografia di Nicolò Ferrara