Perché leggere i Tarocchi ad un festival di strada? - Giacomo Marighelli

Perché leggere i Tarocchi ad un festival di strada?

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Perché leggere i Tarocchi ad un festival d’artista di strada può essere importante?

Leggere i Tarocchi ad un festival di strada è un’esperienza unica e irripetibile. Non è da tutti, anzi. Spesso il tarologo, colui che legge i Tarocchi con la metodologia della Tarologia, cerca di fare più esperienze possibili nel campo, in ogni settore, in ogni dove, ampliando costantemente le sue conoscenze con pratiche nuove, con un autosviluppo costante che possa innalzare il proprio livello di Coscienza.

Ma facciamo qualche piccolo passo indietro.

Innanzitutto il tarologo si mette a disposizione degli altri, per appunto leggere i Tarocchi.

Ricordo che i Tarocchi nella Tarologia servono non per divinizzare o ricercare futuri, ma piuttosto per scavare nel profondo del consultante, nella sua psiche, attraverso le immagini, gli archetipi e i simboli dei Tarocchi, fino ad arrivare ad un responso che possa risultare il più utile possibile al consultante. Insomma, in pratica una sorta di introspezione psicologica.

Quando il tarologo si apre al prossimo, si rende disponibile per “vivere” assieme al consultante questo viaggio straordinario che è la lettura dei Tarocchi.

Il tarologo ovviamente ha delle esperienze personali che lo formano, e proprio queste esperienze vanno a comporre le sue letture. È proprio così, il tarologo deve vivere esperienze che lo possano formare per poter arrivare a dare un certo tipo di responso.

Questo non vuol dire che chi non ha esperienza non possa leggere i Tarocchi, anzi, è necessario che li legga proprio per… fare esperienza!

Ma se non ce l’ha come fa? Semplicemente li legge, caricandosi così mano a mano, di lettura in lettura di un grande bagaglio che diventa la sua esperienza personale.

Vi assicuro che anche un tarologo senza esperienza personale può dare risposte straordinarie e molto utili al consultante, anche perché il caso non esiste e quindi se il consultante in quel momento si è fatto leggere i Tarocchi da quel consulente/tarologo c’è un motivo specifico, almeno per il suo Inconscio… Ma di questo, del caso e delle coincidenze, parleremo in un’altra circostanza,.

Quindi riprendiamo dal tarologo e dalla sua esperienza. Più legge i Tarocchi a se stesso e agli altri, più forma la sua esperienza. Ma serve solo questo?

Certo che no. Serve che si autosviluppi costantemente, in ricerche personali, in uno stile di vita tutto suo, proprio, che lo faccia stare bene, lo faccia sentire serenamente.

Quindi una formazione che non termina mai?

Esatto, una formazione che dura tutta la vita, perché, in generale, non solo per il tarologo, ma nella vita, è necessario costantemente puntare all’autosviluppo personale, in tutte le sue sfaccettature. Questo è uno dei principi basilari anche del Transurfing e del libro Tafti la Sacerdotessa, entrambi di Vadim Zeland.

Ma torniamo all’esperienza riguardante le letture in sé. Certamente sono fondamentali, anzi necessarie per poter carpire i Tarocchi e per poter “vedere” con sempre maggior chiarezza “la realtà”, o meglio la simbologia di per sé di ogni cosa, della vita, del consultante e dei Tarocchi stessi.

Tutto ha un significato, anche il minimo gesto del consultante durante la lettura, il come stende le carte, il come le mescola, ecc. E questo vale anche per il resto della vita, nella vita. Tutto ha un significato. Ma queste cose le si imparano vivendole, ed uno dei metodi è proprio la lettura dei Tarocchi.

Quindi, ricapitolando, oltre alla propria esperienza personale, che quindi porterà il tarologo a dare un certo tipo di risposte in base a ciò che ha vissuto lui stesso, ci vuole l’esperienza dell’Inconscio e della simbologia della realtà, quella che Alejandro Jodorowsky potrebbe definire “La danza della realtà”: un equilibrio perfetto di eventi e concatenazioni che si incastrano alla perfezione.

Ora non è importante capire questo concetto in sé, ma è importante capire come si può amplificare la propria esperienza. La classica lettura svolta in un bar è molto valida, proprio perché il tarologo, simbolicamente parlando, è come se si sedesse nella società e accogliesse chiunque arrivi. Perché la società? Perché il bar è vissuto dalla “società”, dalle persone comuni, da chiunque.

Oltre a far conoscere questa arte diventa importante per se stessi, per farsi le cosiddette ossa, per aspettarsi anche un folle che si siede cercando solo di sbeffeggiarti. Quando ci si concede alla società c’è anche questo rischio da correre, ed è necessario essere preparati a questo e viverlo con serenità.

Ma oltre il bar cosa può esserci?

Ci sono i festival dell’arte di strada. Cosa succede in un festival dell’arte di strada? Succede che il tarologo non è più all’interno di quattro mura che in un qualche modo lo confortano, gli danno sollievo e una sorta di protezione; bar nel quale può entrare chiunque, è vero, ma il tarologo non è comunque “in vetrina” sotto lo sguardo e il passaggio di chiunque. Ecco, invece nell’arte di strada succede che ci si “apre” a chiunque, ma a davvero chiunque. Anche al bambino, se vogliamo fare un esempio. O comunque può capitare una persona sgradevole, minacciosa o quant’altro, cosa che all’interno di un bar, sotto lo sguardo dei proprietari stessi del bar o di altre persone, verrebbe subito messo sotto controllo. Invece in strada no, non è così, ed è proprio questa la magia del festival d’arte di strada: ci si apre al mondo, in tutte le sue sfaccettature. Ci si apre al mondo e si trasforma la propria apertura in una massima empatia, ed è favoloso. Si va oltre le quattro mura, non ci sono più limiti di espansione. Ed è magia.

A livello personale ne ho provati vari di Festival d’artista di strada, sempre trovandomi molto bene, tutti quanti con pregi e difetti. Ma posso garantire che, ad esempio un Festival come quello di Santa Sofia, è pura gioia poterlo vivere sotto questa forma d’arte.

Persone sorridenti, piacevoli, divertite, e il tutto accompagnato chiaramente da altri artisti, ognuno con la propria arte, la propria storia e la propria esperienza, ulteriore bagaglio di cui se ne può trarre giovamento. Ed ecco che arriva il tarologo, che con la propria umiltà cerca di lasciare un contributo benefico a chiunque gli si avvicini.

È come un chirurgo che cerca di rendersi disponibile e di fare operazioni, seppure piccole, che possono aiutare la vita della persona, ma in strada. Un chirurgo a disposizione di tutti quanti. Certamente è difficile mettersi in gioco anche da parte del consultante, perché in questa società lo sguardo altrui è una delle principali motivazioni dei nostri freni, dei nostri blocchi. Ma se da consultante prendiamo coraggio e ci sediamo per una lettura, vedrete che il consulente, ovvero il tarologo, farà di tutto per mettervi a proprio agio e per aiutarvi nel suo piccolo nella questione da voi proposta.

Quindi, ricapitolando, il tarologo si forma nel tempo, ma da subito è giusto che possa “mettersi in gioco” per aiutare gli altri. Immaginate un medico che senza esperienza si rifiuta di aiutare le persone perché… non l’ha mai fatto prima! È vero, può esserci un rischio, ma se è un medico con consapevolezza e il giusto livello di Coscienza, vedrete che vi aiuterà nella migliore maniera in cui lui lo possa fare.

Quindi avanti amici aspiranti tarologi e aspiranti consultanti, lasciatevi guidare dal vostro Cuore e se vi dovesse capitare l’occasione di provare a farvi fare una lettura o di leggere i Tarocchi, siate consapevoli che quella scelta è stata perfetta così, e tutto doveva andare così, in una danza perfetta della vita.

Fotografia di Andrea Bonavita, Santa Sofia