Perché il tarologo deve conoscere l’empatia? - Giacomo Marighelli

Perché il tarologo deve conoscere l’empatia?

Perché è importante che il tarologo abbia molta pazienza?
Aprile 26, 2021
Perché è importante che il tarologo si valorizzi?
Aprile 26, 2021

Perché il tarologo deve conoscere l’empatia?

Innanzitutto, cos’è l’empatia?

L’empatia è una forma di connessione, di unione tra due esseri viventi, meglio dire un incontro “animico”.

Ma senza entrare in argomenti troppo astratti, rimaniamo sul terra-terra. Guardiamo bene assieme il significato etimologico. Per empatia “si intende la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato e talvolta senza far ricorso alla comunicazione verbale.” (Treccani) Empatia in “Universo del Corpo” (treccani.it).

E ancora “Empatia è la capacità di una persona di immedesimarsi in un’altra fino a coglierne i sentimenti, gli stati d’animo e i pensieri. L’esplorazione sui contenuti e sui processi empatici avviene per la prima volta nell’ambito della fenomenologia, costituendo un passo decisivo per superare una concezione meramente razionale della comunicazione interpersonale e, segnatamente, della capacità di comprendere l’altro.”

Quindi, capite bene, con empatia si intende una sorta di unione, da Cuore a Cuore, si entra in connessione e si parla, da Anima ad Anima.

Perché il tarologo è importante conosca l’empatia e la sappia praticare? È molto semplice, come si potrebbe pretendere di accompagnare un consultante da una sponda all’altra col traghetto (i Tarocchi e la lettura di per sé) senza che si crei una connessione tra i due?

È vero, deve crearsi una connessione che poi non vada ad intaccare né l’uno né l’altro, che quindi non danneggi né il consultante né il tarologo. Ma deve crearsi perché possa “aprirsi”, metaforicamente ma anche letteralmente, il Cuore dell’altra persona, per poterlo aiutare al meglio.

Ma come si può fare?

È molto semplice, ma richiede pratica e dedizione, anni, mesi o forse solo giorni, ma richiede comunque costanza e volontà. A volte è una “dote” innata, altre volte è necessario svilupparla, ma si può.

Si può entrare in “connessione” anche con un sasso, una pietra, gli oggetti inanimati. Chi ha detto che non si può? Si può entrare in connessione con le nuvole, con il cielo, con il vento, con gli elementali… Ma qui stiamo troppo dilagando in argomenti differenti dall’intento iniziale dell’articolo.

Qui semplicemente parliamo di “pathos tra persona e persona, di Amore e accoglienza, dal mio Cuore al tuo Cuore.

Se si crea l’empatia, allora l’altra persona, il consultante, si lascerà cullare, prendere per mano e accompagnare nel viaggio della lettura. Ma se non si crea, allora diventerà difficile trasportare il consultante da una sponda all’altra. Ma lo si noterà subito, perché si percepirà una resistenza.

Certo, sto facendo l’esempio di un tarologo che è in grado di creare l’empatia, ma mettiamo che di fronte come consultante abbia trovato una persona resistente, che difficilmente voglia aprirsi a te e che quindi il proprio Cuore lo tiene chiuso, sigillato. Allora in questo caso, con calma, cercheremo di accoglierlo in noi, farlo sentire a casa propria, come se il nostro Cuore, il nostro calore, possa scaldarlo e fargli sciogliere quelle barriere che ha.

Se invece è il tarologo stesso che non è in grado di creare questa connessione, allora ci sarà poco da fare; potrebbe capitare che il consultante si sia aperto ma che noi tarologi non percepiamo nulla. Sì, può capitare, in questo caso o noi ancora non siamo in grado di “aprirci” del tutto, oppure in quel momento, con quella persona precisa, attraverso l’incontro dei nostri Inconsci, è successo qualcosa che blocca e impedisce al mio Cuore di accoglierti e di aprirsi a te.

Nota bene però, torniamo al tarologo che accoglie nel proprio Cuore l’altro Cuore, il consultante. È importante mantenere comunque il controllo della situazione; lui è pur sempre a casa nostra, sarebbe poco piacevole se un ospite, fingiamo pieno di nevrosi, lasci un ricordino dentro la nostra proprietà. A me piace fare l’esempio della cacca che viene fatta dall’ospite in un angolo della casa a nostra insaputa, esempio pratico e facile da comprendere. Piano piano si decompone, marcisce, fa puzza, e noi ne risentiamo sempre più finché non la troviamo e purifichiamo/puliamo. Ecco, può succedere la stessa cosa se noi involontariamente ci “apriamo” troppo all’altra persona perdendo il vero controllo dell’empatia, che è semplice connessione e comprensione.

Ed è per questo che nei Tarocchi l’Asso di Coppe rappresenta una fortezza, una sorta di Castello: è il nostro Cuore, aperto, ma pur sempre fortezza, pur sempre pronto a tenere sotto controllo l’ospite che, se sgarra, viene mandato fuori. Insomma, il nostro Cuore che sa proteggersi/ci.

Il tarologo, come stile di vita, può arrivare a creare questa connessione con tutto, con il Tutto; con le piante, con gli animali, con ogni essere umano. Il tarologo arriva ad unirsi col Tutto, a non creare più la semplice connessione con il consultante, ma a creare la costante connessione con il Tutto.

Provare per credere.

Fotografia di Gian Paolo Zoboli, Il Giudizio XX